Cunego 2006. Giro-Tour: costanti e variabili

Il progetto consiste nella spassionata valutazione acritica dei vari tentativi avvenuti negli ultimi anni circa i corridori che hanno tentato di vincere il giro e il tour nella stessa stagione, o comunque coloro i quali hanno tentato di partecipare per fornire ottime prestazioni in entrambe le corse, riuscendo ad avere una condizione performante in entrambi. I fini sono molteplici: il tutto vorrà servire a suscitare curiosità e approfondimento, ricerca di pareri tecnici e, qualora fosse possibile, un parere dei diretti interessati. Analizzando, per quanto possibile agli occhi di un semplice appassionato, mediante le necessarie ricerche, sarà curioso riscontrare eventuali costanti nei vari tentativi, ed eventualmente individuarle. Va precisato che tale premessa è scritta prima di ogni analisi di singoli tentativi. Ancora, sembra abbastanza evidente che, data la difficoltà dell’impresa, siano presenti enormi variabili. L’analisi intesa fletterà su vari aspetti: soggettivi, cioè le condizioni determinabili dal corridore quali programma corse, preparazione, e caratteristiche del corridore stesso; oggettivi, cioè elementi a cui vanno adattati gli elementi soggettivi (altimetria corse, dislivelli, sbalzi termici e clima).

I singoli tentativi saranno:

  • Damiano Cunego 2006
  • Denis Menchov 2008
  • Carlos Sastre 2009
  • Ivan Basso 2010
  • Cadel Evans 2010
  • Alberto Contador 2011
  • Alberto Contador 2015
  • Alejandro Valverde 2016
  • Nairo Quintana 2017
  • Mikel Landa 2017

 

 

 

 

1: Damiano Cunego 2006

Programmazione: Pare di potersi suddividere in 2 tronconi, cioè la preparazione invernale (chiaramente impostata in ottica giro e tour), e la prima fase di corse che va da fine febbraio a fine aprile, prima del giro. Difficile sapere l’effettiva preparazione di ciascun atleta, mentre per il blocco di corse ci si può aiutare mediante le statistiche. Cunego si presenta al via del giro con 19 giorni corsa divisi in 8 corse (3 brevi gare a tappe, 2 monumento, 3 gare di un giorno), a loro volta spalmate così: 26 febbraio Gp Almeria, 1-5 marzo Vuelta a Murcia, 18 marzo Milano- San Remo, 21-25 marzo Coppi e Bartali, 9 aprile Gp Primavera, 18-21 aprile giro del Trentino, 23 Liegi-Bastogne-Liegi, 29 Gp Industria e Artigianato. Tra le varie corse, gli stacchi maggiori risultano tra 5 e 18 marzo , 25 marzo-9 aprile, 9-18 aprile, dove possibilmente vi saranno stati ritiri in altura o comunque stage d’allenamento. Per ciò che riguarda i risultati, Cunego è sempre andato a fare la corsa, 8° ad Almeria, 8° nella generale a Murcia con 2° posto di tappa, vittoria alla Coppi e Bartali e Trentino nella generale con annesse tappe, 2° al Gp Primavera, 1° sia al giro d’oro che a Gp Industria e Artigianato, 3° alla Liegi. In linea cronologica inizia a vincere a fine marzo, poi stacca e torna nella seconda metà d’aprile, dove il risultato peggiore è il 3° alla Liegi. Certo che l’obiettivo di Cunego non era vincere sia giro che tour, essendo quest’ultima una partecipazione per fare esperienza e cercare successi parziali. E’ immediato notare come Cunego avesse una buonissima condizione già a fine marzo, e quasi una piena forma ad Aprile, necessaria forse in vista di un giro che presentava un primo blocco di tappe abbastanza ostico, come il prologo selettivo, le insidie delle prime tappe in Belgio, la temibile crono a squadre al rientro in Italia, e varie tappe mosse sugli appennini e dulcis in fundo, la scalata al Passo Lanciano, salita che non fa vincere il giro, ma che lo fa perdere se non si ha buona gamba (come confermerà poi l’ordine d’arrivo).

GIRO: Un giro duro, non per frase fatta, ma per verità giurata da tanti motivi: intanto la partenza in Belgio, con un prologo ostico, seguito da 3 tappe di circa 200 km tra Charleroi, Namur e Wanze, condita da ben 2 giorni di pioggia, cote (anche se non impossibili), e insomma, le corse in Belgio sono sempre contenitori di insidie che richiedono dispendio di energie mentali non indifferente. Segue un giorno di riposo, a cui ne seguirà solo un altro, dopo la tappa numero 10, che tradotto significa che i rimanenti 10 giorni finali saranno un’unica tirata. La seconda settimana, di fatto, racconta di una sola volata su 6 tappe, di cui 3 snodate lungo gli appennini, 1 con arrivo in salita sul Passo Lanciano, e 1 crono a squadre. Anche qui, grandi chilometraggi con 2 tappe sui 240 km, altre 2 sui 180-190 km. Dopo il secondo giorno di riposo, seguono 10 tappe (più passerella finale) consecutive. Apre un lunga crono, determinata anche dal vento, e delle restanti 9, ben 5 superano i 220 km, le altre si assestando sui 170-190 km. Le prime 2 tappe di montagna consecutive vedono, nella prima, un solo gmp che graffia i 2000 d’altitudine, nella seconda invece 2, con il Passo Sempione nel finale che raggiunge i 2000 metri, con anche qui una picchiata che porta a Domodossola, a circa 300 metri d’altitudine. Altre due tappe di montagna arrivano dopo una tappa piatta che le separa dalle 2 sopracitate: la prima è l’arrivo secco in salita sul Bondone (1650 m d’altitudine), l’altra, l’arrivo a Passo Furcia (1800 m d’altitudine), preceduta dalla scalata del passo delle Erbe, circa 2000 m. Ancora una tappa piatta, e poi i due tapponi dolomitici, su e giù fra Staulanza, Fedaia, Pordoi e arrivo in salita al San Pellegrino, e il giorno dopo arrivo ad Aprica previa scalata e discesa di Gavia e Mortirolo. Giro massacrante, con 3526 km totali, superato solo dal giro 2017 in quanto a km totali, e con un solo giorno di riposo, infatti il primo è servito a volare dal Belgio a Piacenza.

Cunego è indubbiamente partito forte, 15° al prologo e 2° sul primo arrivo in salita. Ha pesantemente pagato la crono, scivolando dal 3° all’8° posto in generale, e una netta crisi in cima al Bondone, ma riprendendosi nella 2 giorni finale. Lasciando stare il paragone coi 3 davanti a lui in classifica generale, la prestazione di Cunego non sembra risentire del cosiddetto “picco di forma anticipato”, anzi, nei finali di tappa riusciva a limitare, come sul Furcia o nella sopracitata 2 giorni finale, con dei finali di tappa dove è sembrato abbastanza reattivo. Infine, all’epoca venne riportata una sua frase, cioè che sarebbe uscito fuori il vero Cunego se ci fosse stata una quarta settimana. Certo è che l’obiettivo di Damiano era vincere o quantomeno lottare per il podio, e tutto sommato la condizione del corridore veronese è stata abbastanza evidente.

TOUR: lunghissimo, 3657 km totali. Dopo un giro infinito, arriva un tour ancora più lungo. Una prima settimana con un prologo e una crono di 52 km rappresentano le uniche difficoltà, per il resto solo volate. 4 tappe oltre i 200 km, 2 sui 180. Primo giorno di riposo seguito da una seconda settimana di 6 tappe, 2 di 180 km, 4 intorno o più di 200. Unica tappa dura è il tappone pirenaico con 5 passi da scalare: Tourmalet, Aspin, Peyresoudes,Marie Blanque e Pla de Beret. L’ultima settimana decide il tour, si apre con Alpe d’Huez, preceduta dalle scalate dell’izoard e Lautaret, entrambe oltre i 2000 metri. Giorno dopo arrivo alla Toussuire, con Galibier in apertura, poi Croix de Fer e Mollard. Terza tappa del trittico alpino prevede le scalate di Saisies, Aravis, Colombiere e Joux Plane. Una tappa piatta precede la crono finale di 57 km abbastanza mossa.

Il tour di Cunego è abbastanza anonimo nelle prime 2 settimane, probabilmente perché non punta a fare classifica. Di fatto occorre andare forte nelle 2 crono (prologo, e crono di Rennes) e nella tappa pirenaica di Pla de Beret. Lui non si spreme, sia per volontà di non cercare la classifica a fronte di cercare una tappa, che per caratteristiche (vedi le crono). L’ultima settima , al contrario, si vede un super Cunego: 2° in cima all’alpe d’Huez (certo, grazie alla fuga permessa dal grande distacco in classifica). Il giorno seguente fa 13° in cima alla Toussuire, staccato di 2’ dai big (da vedere se Cunego si sia impegnato o no al massimo). Nell’ultima tappa alpina, non solo sta coi migliori, ma attacca sul Joux Plane, staccando il gruppo maglia gialla, dove in tanti avevano interesse a seguirlo, Pereiro e Kloden su tutti. A conferma della forma piena attraversata da Damiano, arriva un 8° posto nella interminabile crono finale, a 3 secondi di ritardo da Evans, 10 secondi da Zabriskie: paga pesantemente solo da uno specialista come Kloden (3’), da Landis (2’ circa) e Pereiro (1’).

Conclusioni: Damiano non ha partecipato a nessuna corsa tra il giro e il tour, cosa che invece a volte è stata fatta e su cui si divide l’opinione di tanti. L’11° posto in generale non fa certo questo un tentativo di vittoria di entrambe le corse a tappe, ma permette di capire gli stati di forma attraversati. Parte piano, per poi uscire la terza settimana. Non si saprà mai se Cunego poteva far meglio qualora avesse sin da subito messo nel mirino un piazzamento finale, ne cosa avesse fatto senza il giro nelle gambe (tra l’altro durissimo). La freschezza della terza settimana potrebbe anche essere dettata da una tranquillità non venuta meno dallo stress di due settimane mentalmente orientate a stare nelle prime posizioni, non prendere rischi ed evitare buchi, così come dal non aver speso energie preziose nelle, seppur poche, tappe importanti. Va segnalata anche la condizione prolungata, avuta sin da marzo, mantenuta ad Aprile (Liegi), e al giro. Dal canto suo, forse l’11esimo posto in generale arriva anche grazie alle prime 2 settimane con poca roba, ma di contro, un giro veramente duro sulle spalle, e un tour fra i più lunghi, forse non erano l’ideale. Dettaglio forse secondario (apparentemente) è che Cunego va sul podio a Parigi, in qualità di vincitore della classifica giovani: significa che, essendo arrivato 11esimo ed essendo il miglior under 25, i primi 10 sono tutti avversari nel pieno degli anni e della maturità fisica. Da ciò si evince come la riuscita del tentativo sia permeata da innumerevoli variabili, come il chilometraggio, la qualità degli avversari e il posizionamento e distribuzione delle tappe chiave.

Gabriele Di Mauro

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